PROFUMO E MEMORIA OLFATTIVA: PERCHÉ GLI ODORI RISVEGLIANO I RICORDI?
Perché a volte basta un odore per riportarci indietro di anni? Perché, nel corso della vita, lo abbiamo associato a una persona, a un luogo, a un’emozione. Quando lo incontriamo di nuovo, può far riaffiorare un ricordo che non stavamo nemmeno cercando.
È uno degli aspetti più affascinanti della memoria olfattiva.
Ma la profumeria non si limita a risvegliare il passato. Può anche giocare con i nostri ricordi, reinterpretarli e farci fantasticare su epoche che non abbiamo mai conosciuto.
Shalimar, la pelle di una madre e un primo ricordo
Quando chiediamo a Jean-Pierre Marois, fondatore e direttore creativo di Les Bains Guerbois, quale sia il suo primo ricordo olfattivo, risponde:
«Probabilmente il profumo della pelle di mia madre mescolato a Shalimar di Guerlain».
Quello che ricorda è una presenza. Il profumo e l’odore della madre si sono intrecciati fino a diventare inseparabili.
Per altri, Shalimar potrebbe evocare un’epoca, un flacone su una toeletta o una donna elegante. Per Jean-Pierre è una persona amata, un ricordo d’infanzia che appartiene soltanto a lui.
Lo stesso profumo può far parte di storie molto diverse.
Un odore non deve essere raro o straordinario per diventare indimenticabile. A volte ha semplicemente accompagnato un momento importante della nostra vita. E anni dopo, senza avvertire, ce lo restituisce.
Perché certi odori risvegliano i nostri ricordi?
Tutto comincia con le molecole odorose che respiriamo. Stimolano i recettori del naso, che trasmettono le informazioni al bulbo olfattivo e poi a diverse regioni del cervello.
Il sistema olfattivo è strettamente connesso a strutture coinvolte nelle emozioni e nella memoria, in particolare l’amigdala e l’ippocampo. Questi collegamenti contribuiscono a spiegare perché certi odori possano evocare con tanta forza le esperienze personali.
L’odore della biancheria in una casa d’infanzia, di un giardino dopo la pioggia o del profumo di qualcuno che non c’è più può riportare alla coscienza un istante insieme a tutta l’emozione che vi era legata.
Una meta-analisi pubblicata nell’ottobre 2026 su Psychonomic Bulletin & Review, che riunisce 18 studi scientifici, ha confrontato i ricordi autobiografici risvegliati dagli odori con quelli suscitati da altri stimoli sensoriali.
I risultati mostrano che, in media, i ricordi evocati dagli odori tendono a essere vissuti con maggiore intensità emotiva e con una sensazione più forte di ritorno al passato. Possono inoltre richiamare periodi più lontani della nostra vita.
I ricercatori non hanno però riscontrato un vantaggio significativo degli odori quanto alla vividezza o alla specificità di questi ricordi. Gli effetti osservati sono selettivi, generalmente modesti, e variano in base alle condizioni sperimentali.
Un odore può dunque darci la sensazione di rivivere intensamente un momento senza necessariamente restituircene più dettagli. E la forza dell’emozione non garantisce che il ricordo corrisponda perfettamente a ciò che è accaduto.
Non ritroviamo sempre il passato com’era, ma come torna a noi.
La madeleine di Proust: che cosa racconta davvero quel brano?
L’espressione «madeleine di Proust» è ormai entrata nel linguaggio comune. Oggi indica una sensazione che fa riaffiorare un ricordo, spesso legato all’infanzia.
Ma in Dalla parte di Swann, pubblicato nel 1913, l’episodio è più sottile del semplice odore di un dolce.
In una giornata d’inverno, la madre del narratore gli offre del tè e fa portare delle piccole madeleine. Lui avvicina alle labbra un cucchiaino di tè in cui si è ammorbidito un pezzetto di dolce.
Viene sopraffatto da una felicità tanto intensa quanto inspiegabile.
L’emozione lo sorprende prima ancora che riesca a comprenderne l’origine. Cerca allora di ritrovare ciò che ha provocato quella gioia, interroga la memoria e tenta di riavvicinarsi alla sensazione.
Infine affiora il ricordo: le domeniche mattina a Combray, la zia Léonie e la madeleine che lei gli offriva dopo averla immersa nella sua infusione di tè o tiglio.
È questo che Proust esplora attraverso la memoria involontaria. Una sensazione inattesa risveglia qualcosa che la sola volontà non era riuscita a recuperare.
Contrariamente a quanto si racconta spesso, non si tratta soltanto dell’odore di una madeleine. Il gusto, il tè, la consistenza del dolce e le sensazioni che ne derivano formano un’esperienza intimamente legata alla storia personale del narratore.
La madeleine non ha nulla di miracoloso in sé. Diventa straordinaria perché appartiene a quel passato.
Per qualcun altro potrebbe essere un’arancia sbucciata a Natale, il caffè preparato da un nonno o l’odore di un libro antico.
La madeleine è celebre. Ma ognuno ha la propria.
1900 L’Heure de Proust: l’arte di spiazzare la madeleine
Quando abbiamo immaginato 1900 L’Heure de Proust insieme a Jérôme Epinette, avremmo potuto cercare di riprodurre l’odore di una madeleine. Era la scelta più ovvia. Forse fin troppo.
Abbiamo preferito spiazzare le aspettative.
Proust è tra le personalità che frequentarono Les Bains Guerbois, lo stabilimento termale aperto nel 1885 al numero 7 di rue du Bourg l’Abbé. E ai Bains non c’erano soltanto i bagni. C’era anche il Salon Chinois, dove si prendeva il tè.
Il tè aveva dunque un posto naturale nella nostra creazione. Ma non un tè qualsiasi.
Abbiamo immaginato un’apertura acidula di pomelo, capace di ricordare le caramelle La Pie qui Chante della nostra infanzia. Poi un tè nero dalle sfumature fruttate, quasi come un tè ai frutti rossi di Mariage Frères, con il mirtillo che prolunga la freschezza del pomelo.
E la madeleine?
Non volevamo riprodurre fedelmente un dolce. La golosità era presente, ma ciò che ci interessava soprattutto era la morbidezza di una tortina appena sfornata. Quella sensazione dolce, tiepida, quasi avvolgente, più che il suo sapore preciso.
L’accordo pralinato e la vaniglia contribuiscono a creare questa illusione di morbidezza. Nella piramide olfattiva ufficiale non compare una nota di madeleine vera e propria. Eppure il dolce non sembra mai troppo lontano.
Resta un richiamo discreto, mentre pomelo, mirtillo e tè nero disegnano un’atmosfera più inattesa.
In Proust, una sensazione riporta il narratore al proprio passato. Con 1900 L’Heure de Proust partiamo da quella storia familiare a tutti per spostare le sensazioni che ci aspetteremmo di incontrare.
Non vogliamo riprodurre un ricordo che non ci appartiene, ma giocare con la sua evocazione letteraria, con l’idea che ciascuno si fa di una madeleine, dell’ora del tè, di una certa dolcezza.
Non riprodurre la madeleine. Spiazzarne l’ovvietà.
E lasciare a chi indossa il profumo la libertà di ritrovarvi le proprie associazioni, o semplicemente il piacere di un’atmosfera immaginata.
E se un profumo ci facesse fantasticare su un’epoca mai vissuta?
Alla fine degli anni Settanta, Les Bains Douches diventano uno dei palcoscenici parigini di una nuova generazione musicale. Post-punk, new wave, cold wave: gruppi che sovvertono le convenzioni attraverso i suoni, gli atteggiamenti e l’energia.
Il 18 dicembre 1979 si esibiscono i Joy Division. Una delle date che hanno costruito la leggenda del luogo.
Ma come trasmettere quella stagione a chi non l’ha conosciuta? A chi forse non era neppure nato?
È questo il senso di 1979 New Wave, creato con Dominique Ropion.
Non abbiamo cercato di riprodurre l’odore di una sala da concerto. Volevamo accendere la fantasia.
Immaginare una notte di dicembre del 1979. O semplicemente l’odore di un vinile appoggiato su un giradischi Technics MK2. Il primo crepitio del disco, il basso che entra, il ritmo che prende forma. Il freddo, l’elettricità di quella musica e il mito che ancora oggi circonda un’intera generazione di artisti.
Nel profumo, le note di menta portano una freschezza quasi glaciale. L’iris crea una tensione cipriata, terrosa, con sfumature leggermente metalliche. Il cedro e il sandalo danno profondità alla composizione.
Nessuna ricostruzione storica, nessun obbligo di nostalgia. Il profumo è un modo per immaginare quella notte, sentire l’energia della musica e fantasticare su un’epoca.
1979 New Wave non vuole farci credere che eravamo lì. Ci fa desiderare di esserci stati.
Il profumo, tra memoria e immaginazione
Un odore può riportarci a una persona amata, a un luogo o a un istante che credevamo dimenticato. Ma un profumo può anche portarci altrove.
Partendo da una storia, da una musica o da una sensazione, un profumiere può immaginare qualcosa che non è mai esistito esattamente in quella forma. Non deve necessariamente riprodurre un odore del passato: ne propone un’interpretazione.
È una libertà a cui teniamo particolarmente da Les Bains Guerbois.
Alcuni profumi ci ricordano da dove veniamo. Altri ci fanno desiderare di andare dove non siamo mai stati.
Per approfondire
Memoria olfattiva e neuroscienze
Bobei, O. I., Cîrneci, D. e Podina, I. R. (2026). Is the Proust phenomenon fact or fiction? A systematic review and meta-analysis of odor-evoked autobiographical memory. Psychonomic Bulletin & Review, 33, articolo 264.
https://doi.org/10.3758/s13423-026-03025-z
Memoria olfattiva ed emozioni
Herz, R. S. (2004). A naturalistic analysis of autobiographical memories triggered by olfactory, visual and auditory stimuli. Chemical Senses, 29(3), 217–224.
https://doi.org/10.1093/chemse/bjh025
La madeleine di Proust
Marcel Proust, Du côté de chez Swann, prima parte, «Combray», 1913.
https://www.gutenberg.org/files/2650/2650-h/2650-h.htm
La storia musicale di Les Bains Douches
Archives des contre-cultures musicales, Université de Tours, programmazione di Les Bains Douches, 1979–1980.
https://archivesdupunkenfrance.univ-tours.fr/1979/10/30/les-bains-douches/
